Il Munaciello e la Neapolis Sotterrata: dove nascono le leggende del sottosuolo
Chiunque sia nato o passato da Napoli ha sentito nominare almeno una volta il Munaciello. Questo spirito bizzarro, a metà tra il monello dispettoso e la presenza benefica, è il re indiscusso del folklore napoletano. C'è chi giura di aver trovato monete d'oro lasciate da lui sul tavolo e chi lo accusa di aver nascosto le chiavi di casa o rotto un piatto.
Ma da dove nasce questa leggenda che da secoli abita l'immaginario collettivo? La risposta non si trova nei libri di favole, ma nel tufo, scendendo i gradini del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore ed entrando nel fitto reticolo della Neapolis Sotterrata.
Il segreto dei "pozzari" nel ventre della città
Per capire il Munaciello dobbiamo spogliarci dei panni del turista e indossare quelli, ben più bagnati e faticosi, del pozzaro.
Fino all’inizio del Novecento, Napoli non aveva un sistema idrico moderno in superficie. L'acqua viaggiava nel sottosuolo, sfruttando l'antico acquedotto romano e una fitta rete di cisterne scavate nel tufo. I pozzari erano gli operai addetti alla manutenzione di queste cisterne e alla pulizia dei canali. Erano uomini minuti, agili, capaci di calarsi in cunicoli strettissimi e di risalire i pozzi dei palazzi privati per controllare lo stato dell'acqua.
Per proteggersi dall’umidità e dal fango dei canali sotterranei, questi operai indossavano un camice da lavoro con un cappuccio, molto simile a un saio francescano.
Come un operaio diventa una leggenda
Immaginate una massaia napoletana del Settecento che, intenta a rassettare la cucina, sente un rumore provenire dal pozzo interno al cortile. Alza lo sguardo e vede spuntare una figura minuscola, incappucciata, bagnata, vestita come un "piccolo monaco" (un munaciello, appunto).
Il pozzaro, muovendosi nel sottosuolo che collegava l'intera città, poteva entrare e uscire dalle case in modo quasi invisibile.
Se il pozzaro era generoso (o magari attratto dalla padrona di casa), poteva lasciare sul tavolo una moneta d'oro, trovata chissà dove nei cunicoli romani. Da qui il detto: "O Munaciello: se ti è simpatico ti arricchisce".
Se il proprietario di casa non pagava il pozzaro per i suoi servizi, l'operaio si vendicava rubando piccoli oggetti, rompendo stoviglie o facendo sparire vestiti attraverso il pozzo. Ed ecco la fama di spirito dispettoso.
San Lorenzo Maggiore: l'autostrada del sottosuolo
Il sottosuolo del Complesso di San Lorenzo Maggiore è stato uno dei più importanti snodi idrici e strutturali della città antica e medievale.
Sotto il mercato romano e lungo i cardini della Neapolis Sotterrata, correvano i canali che i pozzari frequentavano quotidianamente. Il silenzio di quegli ambienti millenari, interrotto solo dal gocciolio dell'acqua e dal riverbero delle torce, era il luogo ideale in cui la realtà storica del lavoro sotterraneo si trasformava, una volta risalita in superficie, in mito esoterico.
La realtà dietro il mito
Visitare oggi la Neapolis Sotterrata sotto San Lorenzo Maggiore permette di fare un’operazione straordinaria: toccare con mano la "pancia" di Napoli che ha generato i suoi miti. Camminando tra i resti del Macellum e immaginando le cisterne che si diramavano da quegli ambienti, non si visita solo un sito archeologico, ma si attraversa il confine tra il visibile e l'invisibile.
Il Munaciello non era un fantasma: era l'uomo del sottosuolo, l'anello di congiunzione tra la Napoli che viveva alla luce del sole dei Decumani e quella che lavorava nel silenzio del tufo. Un motivo in più per scendere sotto il livello della strada e guardare la storia da dove tutto è iniziato.